Mi chiamo Gianfranco e, subito dopo il pensionamento, mi sono iscritto all’UNITALSI nella sottosezione di V.le Majno. A settembre sono quindi partito per il mio primo pellegrinaggio come barelliere. Il mio rimpianto è di non averlo fatto prima, ma il lavoro mi pareva la cosa più importante (?!).
Sono partito, dicevo, con molte incertezze ed interrogativi. Ho avuto modo però, già lungo il tragitto in treno, di riflettere a fondo circa la mia “missione”. Man mano che ci avvicinavamo a Lourdes sentivo sempre di più una strana, indescrivibile sensazione che mi riempiva il cuore di gioia e del desiderio di essere, finalmente, utile al prossimo. Mi sono messo, come non mai, a disposizione per ogni necessità, come il compito assunto, volontariamente, richiedeva. Quando poi, dal decimo piano del Salus, dove si trovava la mia stanza, ho visto per la prima volta la basilica mi sono sentito diverso, ho scordato preoccupazioni e voglia di primeggiare insita, quest’ultima, nel vivere quotidiano e, in modo particolare, nell’ambito lavorativo. I miei occhi hanno cercato, finalmente, Dio nel prossimo, in quel prossimo carico di sofferenze che con tanta dignità portava la sua croce. Non potevo nemmeno lontanamente immaginare quali gioie e quali forti emozioni avrei, nei giorni seguenti, provato. Il sorriso di un ammalato, il sereno racconto dei suoi dolori non solo fisici, la commozione di un caloroso abbraccio alla Grotta sotto lo sguardo benevolo della Madonna, il canto dell’Ave Maria, la processione Eucaristica e quella della fiaccolata, la messa mattutina del personale. Ho ricevuto tanto, tantissimo da ogni persona che ho incontrato, mi sento ripagato mille volte del doveroso impegno profuso. Mi auguro che la Vergine voglia chiamarmi anche per il futuro a Lourdes per riprovare ciò che in vita mia non avevo mai provato e che, ritornato a Milano, non riesco a dimenticare. Mi sono sentito di scrivere queste poche righe come ringraziamento a nostro Signore e alla Vergine Maria che mi hanno aperto il cuore ad un mondo che non conoscevo e che, comunque, sentivo lontano da me. A questo punto mi piace citare Dante che così esprimeva, nei versi dedicati alla Vergine, l’azione che dona ed anticipa il bene: ”La Tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre”. (Paradiso XXXIII)
Ringrazio Roberto Curti, Elena De Silvestri, Giuseppe Stroppa ed Alfredo (di cui non ricordo il cognome), che sono stati l’esempio pratico da seguire per imparare ad essere ciò che si dice un buon cristiano.
Ringrazio anche tutte le mie compagne ed i miei compagni di pellegrinaggio, che mi hanno accolto nel mondo dell’UNITALSI: Paolo della Noce e don Alessandro Repossi che mi hanno anche aiutato a diventare unitalsiano, Elisabetta Bagni, Nadia Bottazzi, Fulvio Romano, Francesco Aiosa, Sebastiano il mitico fotografo, Maria Grazia, Carolina, la leggendaria Rosina che, con i suoi 150 pellegrinaggi e la forte determinazione che sprizzava da ogni poro della pelle, mi ha dato un’ ulteriore carica per fare sempre di più e meglio, insieme ai numerosissimi altri impressi in modo indelebile nella mia mente.
Ora, sulla mia bella giacca blu, ho appuntata la medaglia del primo pellegrinaggio, ricevuta nel corso della toccante cerimonia nella chiesa di Santa Bernadette dove non mi sono sentito per nulla a disagio quando una lacrima ha inumidito i miei occhi.
Grazie nuovamente a tutti! Mi auguro che questa mia testimonianza, scritta di getto e senza troppe pretese, possa essere di aiuto a qualche altra persona che, come me, sta cercando il vero fine di questa vita terrena.
Un caloroso saluto ed a presto.
Gianfranco Parmigiani
gianfranco.parmi@alice.it