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 fare il segno di croce con Bernardette

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AutoreMessaggio
francescaunitalsiumbra

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MessaggioTitolo: fare il segno di croce con Bernardette   Ven Gen 29, 2010 11:24 pm

Durante l'ultima fraternità regionale in preparazione al pellegrinaggio di Roma abbiamo riflettuto sul significato che ha per noi il segno di croce, su come lo viviamo. Sono emersi tanti spunti di riflessione, che ci hanno portati a riflettere anche sul nostro essere cristiani e unitalsiani ..
E voi come lo vivete?
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Marzia

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MessaggioTitolo: Re: fare il segno di croce con Bernardette   Ven Feb 05, 2010 10:40 pm

Noi (come gruppo di sottosezione) ci siamo incontrati una sola volta (ad oggi). In quell'occasione un volontario ci ha aggiornato su quello che è il tema pastorale dell'anno e ci ha illustrato il tema del "padre", aggiornandoci sulle tracce che tutti hanno ricevuto. Il prossimo incontro dei giovani che faremo sarà quello a livello sezionale a fine febbraio ma ho scelto di non partecipare, trovo che non avrebbe senso o, forse ancora peggio, trovo sia più dannoso per me ritrovarmi accanto alle persone con cui ho condiviso, negli ultimi quindici anni, parte del mio tempo e dell'esperienza unitalsiana chiedendomi il perchè della mia presenza lì, il senso.
In realtà ciò che desideravo tanto anch'io era un confronto da cui potessero nascere sempre nuovi spunti, non conferme o certezze, ma nuovi messaggi che portassero senso ai miei gesti, al mio impegno, insomma qualcosa che mi aiutasse a mettere a fuoco ancora meglio il perchè di questo stretto e indissolubile legame tra il mio essere cristiana ed il mio essere unitalsiana. Proprio il mio essere unitalsiana ritengo sia stato in questi anni una delle testimonianze più concrete della mia crescita come cristiana, è stato un'occasione per testimoniare con forza l'amore di Gesù, ma ci sono momenti in un cui anche la forza può vacillare e se si vive all'interno di una vera famiglia nessuno dovrebbe aver paura o pudore di chiedere aiuto a chi ha accanto.
Sarebbe piaciuto anche a me "condividere", per trarre dal confronto nuove e fertili motivazioni, cose di cui, in questo momento, ammetto di aver bisogno.
Trovo sia incredibilmente stupido, superfluo, ingenuo nascondersi dietro un granello di sabbia, fingendo che i momenti di difficoltà non arrivino anche per noi.
Io vivo un momento di grande difficoltà, non perché sento che la mia fede vaccilare, ma perchè ho sperimentato sempre più, negli ultimi mesi, situazioni, realtà e stati d'animo contrastanti che mi portano oggi a percorrere una strada che sembrerebbe arrivare lontanissimo da qui.
Vorrei poter trovare la forza di testimoniare ogni giorno, in ogni circostanza, con lo stesso ardore di sempre Gesù e allo stesso modo vorrei poter chiedere aiuto senza dover sperimentare cosa si provi nel momento in cui non ci sente più parte di una famiglia, nel momento in cui ci si inizia a sentire di troppo.
Vivo da mesi un grande vuoto, tanta amarezza, probabilmente perché comincio a scoprire pian piano quanto non sia mai stato realmente possibile osare, per confrontarsi, parlare, discutere e chiedere aiuto in un momento di difficoltà, in un momento in cui evidentemente c'è qualcosa che non riusciamo a comprendere e quindi condividere. Osare non è mai riuscito a diventare un momento di crescita, ma il momento buono per rimanere soli ed io non ho provo vergogna nel dire che mi sento profondamente sola. Quale è stato in questi anni il senso del nostro essere fratelli? Quale è stato in questi anni il nostro vivere quotidianamente l'unitalsi?
In questi giorni riguardo spesso il messaggio chiaro e coraggioso che lo scorso anno il Presidente Diella ci affidò durante la messa di chiusura del pellegrinaggio dei giovani in cammino a Siracusa. In quel contesto, mi sembro talmente concreto e reale che non gli prestai l'attenzione che meritava, ma ci rimuginai con calma qualche giorno dopo. Il messaggio era questo "ragazzi, voi non siete stranieri ospitati nell'esperienza dell'Associazione, non siete quelli che in qualche modo li dobbiam far divertire, li dobbiam far sfogare, basta che poi tornano bravi, felici ma fino a un certo punto e non mettono in crisi tutta la nostra organizzazione. Ragazzi, voi non siete ospiti e non vi dovete sentire ospiti nell'Associazione, non vi dovete sentire tollerati per quello che siete, per come vi esprimete, per il manicomio che fate, per le grandezze che costruite. Non siete ospiti e noi non siamo i controllori dei giovani. Guai a quegli educatori che ritengono di poter essere i controllori dell'esperienza, perchè così non funzionerà mai. E' tempo, e ve lo dico a nome dell'Associazione, è tempo di costruire una grandezza nuova ed è tempo che voi vi prendiate questa responsabilità. Non è un cammino facile il nostro, noi abbiamo il dolore per le assenze tra di noi. No, noi abbiamo la sofferenza di non avere tutti con noi, di avere realtà che ancora non si coinvolgono [...]. Nonostante questo nessuno ci deve togliere la verità della comunione che state costruendo, nessuno vi deve togliere l'unità, nessuno vi deve togliere quello che state imparando e cioè che noi siamo una realtà dove uno può venire da qualsiasi sottosezione al mondo e però è l'unitalsi, può venire da qualsiasi esperienza umana ma questa è un'esperienza di chiesa, dove si viene accolti, dove si vive una fraternità che è più grande e tutto questo solo per amore. Attenzione ai passaggi fondamentali della nostra vita, perchè accadono nella vita incontri inattesi, in tempi inattesi, con persone inattese che ti annunciano all'improvviso un amore più grande, che ti dicono quando meno te l'aspetti che l'amore non si studia a tavolino, che l'amore non si domina, che l'amore non si impara sui libri ma che l'amore è più grande di te. E questo incontro inatteso, va accolto e va vissuto fino in fondo con il coraggio di ammettere che, senza questo amore, la nostra vita non ha senso e non ha destino.
Queste parole, nel tempo, sono servite a ricordarmi con quale gioia avrei potuto servire umilmente Gesù, ma anche le parole che lasciano un segno e scavano a fondo nell'animo a un certo punto possono suonare silenziosamente lontano.
Un tempo sapevo riconoscere chiaramente quella forza che qualcuno ha scelto di mettere dentro al nostro cuore per condurci tutti gli uni accanto agli altri, vicini e insieme. Oggi aspetto che qualcuno mi prenda per mano, che mi parli di tutto ciò che potremmo condividere insieme, che mi proponga una realtà molto più vera, ricca, viva ed intensa dell'unica realtà che riesco a vedere adesso.

Vi abbraccio forte in attesa di conoscere gli spunti nati all'interno dei vostri gruppi ... mi piacerebbe davvero molto.

M
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