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 Il coraggio di partire

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gianfranco

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Età : 73
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MessaggioTitolo: Il coraggio di partire   Gio Dic 27, 2007 4:23 pm

... Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandarono:
«Dov'è il re dei Giudei che è nato?
Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo».
All'udire queste parole, il re Erode restò turbato
e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi
del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva
nascere il Messia. Gli risposero:
«A Betlemme di Giudea, perché così è scritto...»
Matteo 2, 1-12


Mi piacciono più di tutti i Presepi tradizionali.
Perché lì vengono chiarite le posizioni.
Essenzialmente due. Ci sono quelli che rimangono tappati in casa, al caldo (ecco il palazzo di Erode, ecco le casette con le finestre illuminate). E ci sono quelli che si mettono in Movimento, verso la grotta, affrontando il freddo e l'oscurità.
Rimangono ancor oggi i due atteggiamenti tipici di fronte a «Colui che viene»:
L'indifferenza, la paura, il sospetto.
Lo stupore, la ricerca, l'adorazione.
C'è chi si accontenta di consumare i beni che tiene tra le mani, oppure si sente infastidito dall'inatteso.
E c'è chi è teso verso l'evento straordinario, e offre il poco che possiede.
Insomma, l'estraneità e il coinvolgimento. La chiusura e la speranza. La sicurezza e l'attesa.
I Magi appartengono certamente alla categoria delle «creature di movimento», privilegiate dal Vangelo.
Vengono da lontano.
E’ bastata l'apparizione di una stella, sul loro orizzonte, per metterli in viaggio. Hanno abbandonato i recinti familiari, gli studi prediletti, per buttarsi nell'avventura.
Hanno dovuto, probabilmente, subire l'ironia dei benpensanti, il sarcasmo delle persone ragionevoli, la commiserazione generale. Sono stati considerati «folli» dai cosiddetti «arrivati».
Teniamo presente che la stella non li ha accompagnati a passo a passo durante il lungo viaggio. Per eliminare tutte le incertezze, sgomberare le difficoltà del cammino.
Hanno percorso faticosamente la loro strada, affrontandone i rischi, le oscurità, i dubbi, gli imprevisti.
Non c'è ricerca di Dio lungo un'autostrada dello spirito tracciata definitivamente dagli altri. Eppure questa è la tentazione sempre presente in molti cristiani. Pretendono una strada sicura, diritta, perfetta. Con cartelli segnaletici ben visibili e completi di indicazioni di ogni genere. Semafori collegati direttamente al cielo, che ci diano, senza possibilità di equivoci, il segnale verde di via libera oppure ci impongano perentoriamente lo stop. Una strada sempre perfettamente illuminata. Ossia una risposta esatta, indiscussa, per ogni genere di problemi, quasi che il cristianesimo fosse una macchinetta automatica distributrice di risposte prefabbricate; e bastasse inserire il gettone della richiesta e premere il bottoncino...
C'è, invece, un cammino sempre diverso da percorrere, vorrei dire da scoprire, inventare.
La fede non è mai rassicurante. E’, piuttosto, un rischio.
Il credente non è un installato, un sistemato nel comfort spirituale. E uno che, sloggiato da una Parola, da un segno quasi impercettibile, segue itinerari imprevedibili, esplora territori sconosciuti.

Ma, soprattutto, i Magi hanno saputo vincere la delusione. Quando arrivano a Gerusalemme, pensano forse di aver raggiunto la meta del viaggio.
Si rivolgono, fiduciosi, a chi ne deve sapere per forza qualcosa. In realtà, Erode tiene a disposizione uno stuolo di «esperti». Gli scribi consultano affannosamente le loro carte, e confermano che, sì, effettivamente a Betlemme doveva accadere qualcosa...
Sta scritto nel Libro. Trovata la citazione giusta.
Sanno tutto di una geografia dove però loro non hanno mai messo piede, né intendono muovervi un passo.
I Magi sono incaricati dal re di fare da esploratori per conto dei sedentari che sanno tutto e poi di tornare a riferire circa le loro eventuali scoperte.
E’ questo, probabilmente, il momento cruciale della loro straordinaria avventura. Trovarsi a due passi dall'avvenimento e costatare che i professionisti della Scrittura, i maestri della religione sono rimasti al loro posto, inchiodati alle loro cattedre, interessati soltanto teoricamente a quell'evento.
Informati, ma non coinvolti.
Sanno tutto, ma la strada la lasciano percorrere agli altri.
Ed è a questo punto che sull'orizzonte dei Magi riappare la stella. E, stavolta, davvero li precede e si ferma «sul luogo dove si trovava il bambino».
Così anche per il nostro itinerario di fede.
Si tratta di non permettere che la delusione ci abbatta, non desistere anche quando incocciamo dei maestri che tengono in tasca tutte le risposte per ogni genere di problemi, ma sono sprovvisti dell'unica risposta che ci interessa: quella vitale.
Non ti dicono: «Veniamo anche noi».
Ti ingiungono freddamente: «Va'».
Allorché la nostra fede viene purificata attraverso questo impatto ruvido con una realtà deprimente, quando troviamo risposte dottrinali astratte, libresche, e nonostante ciò ribadiamo il proposito di arrivare in fondo, allora brillerà anche per noi la stella.
Perché allora avremo imparato a contare sull'Unico che non delude, che offre tutte le garanzie.

E teniamo presente che la gente che si rivolge a noi per informazioni sull'itinerario, vuol sapere una cosa sola: se ci siamo stati oppure no.
Al credente non si chiede una carta geografica.
Si chiede un racconto. O, se vogliamo, un resoconto.
Strano. Dio ha impiegato migliaia di anni per formarsi un popolo che lo sapesse riconoscere e accogliere al momento della sua venuta come liberatore.
E la prima adorazione è stata quella dei pastori, considerati «esclusi», a motivo del loro mestiere e della loro non-familiarità con la Legge, dall'ambito religioso.
E la prima adorazione ufficiale e solenne è stata fatta addirittura da gente estranea al popolo «eletto», da Gentili.
Alla Grotta non sono arrivati i sacerdoti e gli scribi, ossia i rappresentanti qualificati di Israele.
E’ arrivata gente forestiera, venuta da lontano.
Sono arrivati gli abusivi.
Individui che, secondo la mentalità corrente, non c'entravano per nulla.
Ecco. Mettiamoci bene in testa che il Regno non è fatto di gente che sta ad aspettare.
E’ fatto di individui che hanno deciso di incamminarsi.
E che non sperano nulla dalla gente che sta ferma ai bordi della strada, che assiste al «passaggio».
Ma si aspettano tutto da Quello che si trova al termine del cammino.
Individui consapevoli che il rischio più grosso è quello di non partire.
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Ata

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MessaggioTitolo: Re: Il coraggio di partire   Ven Dic 28, 2007 3:34 pm

Visto che siamo ancora in pieno clima natalizio
ho pensato di condividere con voi la preghiera che abbiamo recitato durante la veglia di Natale ..




E' quella semplice e povera mangiatoia
che dobbiamo contemplare per riprenderci la nostra autentica umanità ...
Si, Gesù tu vuoi come mangiatoia,
le nostre vite distrutte,
i nostri cuori duri, incompresi, rifiutati,
maltrattati, abbrutiti dal peccato e dall'egoismo
per ridarci luce, pace, forza,
coraggio, gioia, libertà ...
Tu vuoi nascere ogni giorno in noi
per avvolgerci nelle fasce del tuo amore.
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Antonella

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MessaggioTitolo: Re: Il coraggio di partire   Sab Dic 29, 2007 3:28 pm

Ata ha scritto:
Tu vuoi nascere ogni giorno in noi
per avvolgerci nelle fasce del tuo amore.


...verissima questa cosa!!
Per noi dovrebbe essere Natale tutti i giorni...Gesù dovrebbe nascere dentro di noi tutti i giorni...ogni giorno dovrebbe essere festa, grazia, Natale...ma spesso ciò nn accade a causa di alcuni dissidi interiori!
Ci manca il buon senso, ci manca il sentimento, ci manca quel respiro cosmico che portiamo dentro di noi, che ci ha generati ma che, purtroppo, viene costantemente soffocato dal disordine che ci viene imposto dalla nostra vuota società stanca di ritornare all'Amore che abbiamo a portata di mano ma che quasi nessuno vuole più, che nessuno ha il coraggio di afferrare...
Cerchiamo un pò di spalancare i nostri cuori a Gesù...alla bontà del Suo Amore infinito e incondizionato... Smile
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MessaggioTitolo: Re: Il coraggio di partire   Lun Dic 31, 2007 2:00 pm

gianfranco ha scritto:
Hanno dovuto, probabilmente, subire l'ironia dei benpensanti, il sarcasmo delle persone ragionevoli, la commiserazione generale. Sono stati considerati «folli» dai cosiddetti «arrivati»...

...Non c'è ricerca di Dio lungo un'autostrada dello spirito tracciata definitivamente dagli altri. Eppure questa è la tentazione sempre presente in molti cristiani. Pretendono una strada sicura, diritta, perfetta. Con cartelli segnaletici ben visibili e completi di indicazioni di ogni genere. Semafori collegati direttamente al cielo, che ci diano, senza possibilità di equivoci, il segnale verde di via libera oppure ci impongano perentoriamente lo stop. Una strada sempre perfettamente illuminata. Ossia una risposta esatta, indiscussa, per ogni genere di problemi, quasi che il cristianesimo fosse una macchinetta automatica distributrice di risposte prefabbricate; e bastasse inserire il gettone della richiesta e premere il bottoncino...

Gianfranco questo tuo descrivere il cristiano di oggigiorno, mi ha fatto dare forma ad un pensiero che avevo da tempo..
..io aggiungerei nella categoria degli "arrivati", anche quelli che dicono "io credo.. ma a modo mio!"

Troppo facile aspettare che il TomTom ci indichi la strada, che qualcuno ci dica "stai sbagliando o stai nel giusto", che ci lasci la porta aperta dietro le spalle per poi scappare all'occorrenza.
Se ci si veste da cristiano, non bisogna aver paura di sentirsi fuorimoda!!

..vado a fare i bagagli, il 2008 sarà un anno di duro cammino e di intense riflessioni!! Non voglio "arrivare" dove gli altri si sentono "arrivati" Razz
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andrea

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MessaggioTitolo: Re: Il coraggio di partire   Lun Dic 31, 2007 8:11 pm

pie nel tuo bagaglio ho meglio nel nostro mettiamocci tanto voglia di fare perche visto come vanno le cose e visto che gli altri ne hanno poca ne avremo bisognoin questo nuovo anno
Non facciamoci trovare impreparati perche noi siamo in grado di essere preparati
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Leonardo

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MessaggioTitolo: Re: Il coraggio di partire   Dom Apr 13, 2008 9:39 pm

"E' bastata l' apparizione di una stella sul loro orizzonte per metterli in viaggio. Hanno abbandonato i recinti familiari, gli studi prediletti, per buttarsi nell' avventura". Rileggendo queste parole ho pensato ai nostri seminaristi per i quali oggi abbiamo pregato: questi ragazzi che lasciano tutto con un entusiasmo travolgente per affrontare situazioni non sempre facili. L' amico più caro che ho è un seminarista colombiano: era un affermato professionista ma quando Lui lo ha chiamato ha lasciato il suo paese, la sua famiglia e il suo benessere economico per seguire la chiamata. mi ha aiutato a capire tante cose, la sua è una serenità coinvolgente. Anche fra di noi ce ne sono due ( o più?), Francesco e Daniele, sarebbe bello che ci parlassero della loro esperienza, qualcuno di voi li conosce e puo' incoraggiarli a farlo?
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MessaggioTitolo: Re: Il coraggio di partire   Dom Apr 13, 2008 10:20 pm

Hai fatto bene Leo,

inviterò tutti e due a scrivere di loro e delle loro storie, sono testimonianze importanti e potrebbero essere di aiuto a tanti di noi.

Grazie per questo pensiero speciale,
ti abbraccio fraternamente

Admin
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Leonardo

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MessaggioTitolo: Re: Il coraggio di partire   Mar Apr 15, 2008 12:01 am

E' vero, caro Admin, potrebbero esserci molto di aiuto le loro testimonianze. Frequentando questo mio amico e quindi il seminario, ho avuto modo di conoscere anche i suoi compagni; ho capito che la vocazione solo poche volte è "fulminante", spesso è frutto di un percorso fatto di preghiere, riflessioni, sofferenze, contatti. La cosa che più mi ha colpito è che anche se questo percorso a volte è molto lungo (anche il mio amico quando ha lasciato tutto era vicino ai quarant' anni) una volta detto SI , nonostante le rinunce, le separazioni, le difficoltà, hanno nel cuore una grande gioia
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