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 DOMENICA DELLE PALME

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gianfranco

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MessaggioTitolo: DOMENICA DELLE PALME   Mer Mar 12, 2008 7:29 pm

HO LETTO e propongo:

LA CROCE PARTECIPATA

«Allora (Pilato) rilasciò loro Barabba e,
dopo aver fatto flagellare Gesù,
lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso».
Matteo 26, 14 - 27, 66
Nella Domenica cosiddetta delle Palme, per ricordare l'ingresso solenne di Gesù in Gerusalemme, e che introduce nella Settimana Santa, viene letto il racconto della Passione. Tutta la narrazione, si può dire, è articolata sul tema della croce. La croce è il punto culminante dell'opera di salvezza compiuta dal Cristo. Ma la croce è anche una dimensione fondamentale dell'esistenza del cristiano. Fermiamoci quindi a riflettere su questo punto.
«La croce è il sostegno dell'uomo e la sua struttura. Il telaio sul quale l'uomo viene tessuto» (LanZa del Vasto).
La croce, dunque, ha una funzione insostituibile nell'impresa di costruzione dell'«uomo nuovo».
Occorre, però, che l'interessato sia cosciente e l'accetti liberamente e amorevolmente, non che la subisca passivamente e vittimisticamente.
Ossia, dobbiamo essere presenti alla croce.
La croce, per maturare e fabbricare l'uomo nuovo in Cristo, ha bisogno prima di tutto della nostra presenza. Una presenza totale, un'adesione interiore, e non soltanto una presenza fisica.
Io sono assente alla mia croce, se non sono presente con amore, ma solo con un atteggiamento di faticosa e lamentosa sopportazione.
Ma non basta questa prima presenza.
La croce, per essere tale, ha bisogno di due presenze, in continua comunicazione tra loro.
Non esiste croce solitaria.
La croce viene portata «a due».
Una croce solitaria è disumana.
Soltanto una croce «portata insieme» ci fa entrare nel dinamismo della redenzione.
Io mi rifiuto di portare da solo la croce. Devo rifiutare. Non sono affatto disposto a sobbarcarmi da solo quel peso.
E Lui non aspetta altro che questo.
Mi dice:
— Hai capito, finalmente. Ti sei reso conto che all'altro capo ci sono Io? Ci sei arrivato a intuire che seguirMi non vuol dire stare a distanza, arrancare sotto un peso personale, ma starMi dietro a distanza esatta della croce? Io a un'estremità e tu all'altra?
Prima di essere «mia», la croce è la croce del Cristo. Ogni croce è del Cristo.
Sotto ogni croce c'è Lui.
A noi viene proposto semplicemente di portarla insieme.
La croce, prima di essere un oggetto, è una Persona che la porta.
La linea di confine passa di qui. E separa:
— le persone che vedono, soprattutto, la croce come realtà concreta, inevitabile, ne avvertono il peso, la fatica;
— e le persone, invece, che scorgono essenzialmente Colui che è curvo sotto lo stesso peso.
Per le prime, la croce è sofferenza personale.
Per le altre è sofferenza partecipata.
Questione di sguardo. C'è chi vede soltanto quel legno che frantuma le spalle, e tutto finisce lì. E c'è chi vede le spalle di Qualcuno che sta davanti, e tutto va a finire lì!
Ogni circostanza dolorosa non è qualcosa che «mi capita», ma qualcosa che «ci capita». Ossia, è capitata prima di tutto a Lui. E adesso mi viene offerta l'occasione di esserne partecipe e protagonista, insieme.
— Guarda che cosa mi è capitato!? Proprio a me doveva toccare...
— Ti è capitata l'occasione di essere contemporaneo alla Passione di Cristo, di trovarti in sintonia con la Sua sofferenza... Ecco che cosa ti è capitato!
L'assurdità di certi nostri atteggiamenti. Alla minima disgrazia, al più piccolo incidente, al verificarsi di un minuscolo guaio, cerchiamo immediatamente qualcuno con cui «sfogarci». E non ci viene in mente di rivolgerci unicamente a Colui che è in grado di comprendere meglio di ogni altro perché «ha provato». Gli è successa la stessa cosa, nello stesso istante. Gli è successa la stessa croce! Non è forse Colui che sta all'altro capo della «nostra» croce, e quindi anche di questa croce?
Quindi, perché non sfogare con Lui, col Compagno-di-Croce, il nostro cruccio? Che cosa ci possono offrire le commiserazioni degli altri? (Senza contare, poi, che ogni volta che vado a mendicare conforti da altre parti, io Lo lascio solo a portare quel peso, per tutto il tempo della mia assenza...).
Ancora. Quante volte, di fronte a certi colpi, abbiamo pregato istintivamente: «Signore, aiutami a portare con pazienza questa mia croce».
Non ci è mai venuto in mente, forse, che la preghiera più giusta poteva essere questa: «Signore, non lasciarmi mancare la forza (e l'amore) per aiutarTi a portare questa croce che mi è capitata». Non è certo Lui che deve intervenire quando si tratta di croce. Lui c'è già.
Lui è già sotto quel peso.
L'unico intervento che manca è soltanto il mio.
Sarà bene rivolgerci, per informazioni, a Simone di Cirene, lo specialista della «croce partecipata».
«Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui...» (Mt 27, 32). Hai già i tuoi fastidi. I guai non ti mancano. Tante preoccupazioni.
Devi fare la tua strada, e vorresti camminare in fretta, senza intoppi.
Invece, a un tratto, ti trovi la strada sbarrata da un povero- cristo stramazzato a terra, che non ce la fa più.
Vorresti scantonare, passare inosservato, dribblando la folla aggrumata attorno all'uomo che giace, come schiacciato, sotto una croce impossibile.
Zitto, in punta di piedi, trattenendo il fiato, per non farti notare, per renderti sottile, quasi invisibile...
Forse ce la fai, si apre un varco, riesci a passare, guardando altrove...
Maledizione, qualcuno ha bloccato proprio me.
Inutili le proteste, ho già il mio fardello fin troppo pesante da portare, vedete non posso, proprio ora sto andando...
Non c'è scampo. Devo scorticarmi le mani e lasciarmi rompere la schiena dalla croce di questo sconosciuto, chissà poi come ha fatto a tirarsi addosso una grana di queste proporzioni.
Inutile recriminare. Ormai ci sono dentro fino al collo. E la faccenda non è certo piacevole.
E comincio a salire sotto questo peso imprevisto, mentre lui arranca faticosamente, non riesce nemmeno a camminare, chissà come faceva con questo aggeggio sulle spalle... Quasi quasi io che sono valido...
Succede che anch'io, il cireneo, mi sento a un tratto le gambe di piombo, mi ritrovo svuotato di energie, incespico, cado, non riesco a rialzarmi, tutto gira attorno a me.
Allora si verifica qualcosa di impensabile. Lui, il poverocristo esausto, o il poverodiavolo che strascica i piedi, mi solleva decisamente, si carica della mia (o sua?) croce, e mi invita a seguirlo, con un sorriso d'intesa, ci penserà lui a sostituirmi...
Così non ci capisco più nulla.
Sono io il cireneo oppure lui?
Sono io quello che ha dato o sono quello che ha ricevuto? Sono io che mi sono trovato sulla sua strada o è lui che è capitato provvidenzialmente sulla mia?
E questa croce è la mia o la sua?
Una cosa soltanto vedo, ora, con assoluta chiarezza: si arriva molto lontano con questa... confusione di croci.
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